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Dr. Massimiliano Bellisario - Medico di Famiglia

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Estate: come difendersi da punture di medusa e pesce ragno

Estate: come difendersi da punture di medusa e pesce ragno

Come tutte le estati si ripresenta la possibilità di fare "brutti incontri" in spiaggia. Purtroppo ci sono molte leggende metropolitane e false credenze su come intervenire…facciamo un po' di chiarezza.

Finalmente è arrivata l'estate e con essa, per molti di noi, il mare. Ma come si sa, andare in spiaggia comporta alcuni rischi per la salute che bisogna conoscere.

Tralasciando per ora il rischio "colpo di calore", andremo ad affrontare il pericolo dato dalle punture delle meduse e del pesce ragno (o Tracina).

 

Le meduse appartengono al phylum del Celenterati, sono organismi dalla semplice struttura radiale e simmetrica, costituiti da un corpo centrale (ombrella) da cui si dipartono i tentacoli che possono variare in numero, dimensioni e lunghezza.

Quando la medusa viene disturbata estroflette i tentacoli che liberano, sulla cute della "preda", una serie di nematocisti che possono in parte attivarsi all'istante (facendo scattare un filamento urticante) o rimanere "inesplose".

Nei nostri mari sono presenti diversi tipi di meduse, ed ognuna ha un diverso effetto, che comunque non arriva quasi mai ad essere direttamente mortale: solitamente i sintomi, che consistono in chiazze arrossate, rilevate, brucianti e pruriginose, si risolvono in 24-48 ore, anche se in determinati soggetti (allergici), e in situazioni limite come molteplici punture da meduse in branco, bisogna sapere che può presentarsi mal di testa, nausea, vomito, vertigine, difficoltà respiratoria, crampi addominali e/o muscolari, shock anafilattico.

La prima cosa da fare è eliminare dalla cute le nematocisti ancora integre. Sono molto piccole e quasi trasparenti, quindi è importante fare molta attenzione: bisogna evitare lo sfregamento, che potrebbe farle esplodere iniettando ulteriore veleno, quindi niente sabbia o borotalco; bisogna evitare gli stimoli chimici, quindi niente alcol, aceto e ammoniaca; la soluzione migliore è l'acqua di mare riscaldata: niente acqua dolce che fa esplodere le nematocisti per effetto osmotico, e il calore serve per inattivare parzialmente la tossina velenosa. Questi lavaggi con acqua di mare calda vanno continuati per almeno mezz'ora, soprattutto per monitorare l'insorgenza di eventuali sintomi di allergia. Se la si possiede nella "cassetta di emergenza", è utilissimo applicare una preparazione a base di cloruro di alluminio al 5% (la si acquista in farmacia ed è utile per disinfettare, far riassorbire il gonfiore e togliere il dolore/prurito).

 

 

Se i sintomi sembrano più preoccupanti del solito e comincia a presentarsi anche una minima difficoltà respiratoria, è bene recarsi immediatamente al Pronto Soccorso o chiamare il 118.

 

 

Il pesce ragno (o Tracina) è un pesce diffuso nei bassi fondali di tutto il Mar Mediterraneo. Presenta un corpo cilindrico ma appiattito sul ventre che gli permette di vivere sul fondo, con una livrea giallo-bianco-beige, che lo rende molto difficile da individuare. Questa tecnica mimetica gli permette di cacciare le sue prede uscendo velocemente dal suo nascondiglio, e si difende dai predatori tramite una serie di 5-6 spine, collegate ad una ghiandola velenifera, situate poco prima della pinna dorsale.

Solitamente si viene punti dalla Tracina quando inavvertitamente la si calpesta. Il dolore è lancinante, si irradia dalla ferita lungo tutto l'arto e può arrivare fino all'inguine, raggiungendo un massimo dopo 30-45 minuti dalla puntura e perdurando anche 24 ore, con residue parestesie e insensibilità.

Il veleno non è pericoloso per la vita dell'uomo, tuttavia il dolore molto forte può portare l'organismo a reagire con nausea, vomito, tremori e svenimenti.

Il rimedio è molto semplice: immergere la parte colpita nell'acqua più calda che si riesca a sopportare (ma non tanto calda da provocare un'ustione). Questo perché la tossina è termolabile, e il forte calore la inattiva in pochi minuti. Prima di immergere la parte punta è bene osservare la ferita, perché potrebbero essere rimaste all'interno una o più spine, da rimuovere con cautela con l'uso di una pinzetta. Quando il dolore è diventato più sopportabile, si possono applicare pomate a base di cloruro di alluminio o assumere antidolorifici per bocca. Il gonfiore si risolve in pochi giorni.

 

Qualora nei giorni successivi compaia febbre o sintomi generali, o la ferita rimanga rossa e dolente, è opportuno contattare il proprio medico di famiglia, o in sua assenza la guardia medica turistica.

 

 

Data pubblicazione:   28/06/11
Data di modifica:  26/07/11

Creato da:  Dott. Massimiliano Bellisario

 
 

Informazioni sullo studio

Dott. Massimiliano Bellisario

Medico di Famiglia

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