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Consigli per una gravidanza serena

Consigli per una gravidanza  serena

 Vivere serenamente la propria gravidanza sapendo quello che sta avvenendo nel nostro corpo


Durante la gestazione si possono avvertire dei disturbi, dei fastidi che sono tipici della gravidanza ed essenzialmente dovuti alle modificazioni cui va incontro l'organismo. I più comuni e frequenti sono: la nausea talvolta accompagnata da vomito mattutino, il bruciore di stomaco, la necessità di urinare spesso, il gonfiore alle caviglie, il mal di schiena, i crampi, le varici, ecc.; senza preoccupazioni eccessive vanno segnalati al ginecologo.
Si è detto che la gravidanza non è uno stato di malattia ma un evento del tutto fisiologico. In certi casi, tuttavia, il suo equilibrio è instabile ed è importante cogliere sin dall'inizio eventuali situazioni patologiche in modo da trovare subito i rimedi idonei a salvaguardare la salute della madre e del bambino.
Si deve prestare attenzione in particolare all'insorgere di inconvenienti più gravi dei disturbi su accennati, che possono compromettere la gravidanza stessa, in presenza dei quali si rende necessario un tempestivo controllo del medico e soprattutto in caso di:
• elevato e improvviso aumento della pressione
• presenza massiccia di albumina nelle urine
• comparsa di edemi importanti agli arti inferiori
• eccessivo aumento di peso.
Questi sintomi accentuati possono segnalare la presenza di una gestosi, la cui insorgenza va individuata il più rapidamente possibile.
• Se nel corso dell'ultimo trimestre non si avvertono i movimenti del feto per più di 24 ore, la gestante dovrà sottoporsi ad un controllo. In questo periodo, di norma, i movimenti vengono percepiti almeno 8-10 volte nell'arco della giornata.
• La comparsa di contrazioni uterine durature e frequenti, per un periodo di 2-3 ore, può significare minaccia di parto prematuro e quindi occorre consultare subito il proprio ginecologo
• La rottura prematura delle membrane con conseguente fuoriuscita di liquido amniotico oppure perdite ematiche rosso vivo devono suggerire la necessità di un immediato controllo ginecologico o di un ricovero in ambiente idoneo.

 

La durata della gravidanza viene calcolata in settimane a partire dalla data dell'ultima mestruazione: è importante conoscere con certezza questa data per risalire alla settimana di gravidanza.

Si definisce gravidanza:
• a termine quella il cui parto avviene tra le 37 e le 41 settimane
• pretermine (o parto prematuro) quella in cui il parto avviene prima delle 37 settimane
• protratta (oltre il termine) quando il parto avviene a 42 settimane o oltre.

 


Lo sviluppo del feto e dell'utero, la formazione della placenta, del liquido amniotico e delle membrane, il fatto che i tessuti trattengano una maggiore quantità di liquidi ed il deposito di una certa quantità di tessuto adiposo, comporta un costante e graduale aumento di peso che, nella norma, deve essere contenuto tra i 9 ed i 12 Kg. Le mammelle aumentano di volume, le areole ed i capezzoli tendono a scurirsi e può iniziare una lieve secrezione liquida. Verso la fine della gravidanza compare il «colostro», un liquido che sarà prodotto fino a qualche giorno dopo il parto e che sarà il primo «alimento» del bambino, prima della montata lattea.
L 'aumento di peso e di volume dell'utero provoca una serie di modificazioni nella distribuzione del peso e dell'equilibrio della gestante che è indotta ad arcuare la parte inferiore della schiena.
Di conseguenza si possono avvertire dolori soprattutto in zona lombare e sacrale (lombosciatalgia).
Sono da evitare le calzature con il tacco alto. Nella parte finale della gravidanza l'aumento del peso corporeo si farà sentire con un maggiore affaticamento e potranno comparire gonfiori alle caviglie. Durante questo periodo il riposo è determinante per alleviare questi disturbi.
I movimenti del feto, già evidenziati dal 4° -5° mese, saranno più evidenti nell'ultimo trimestre.

 



Norme igieniche in gravidanza


Un corretto aumento di peso in gravidanza è mediamente sui 9- 12 Kg e deve avvenire con gradualità.
Non è vero che in gravidanza occorre mangiare per due: un eccessivo aumento di peso può creare problemi sia durante la gestazione che al momento del parto. Si suggerisce di condurre un normale regime alimentare, impostato su una dieta semplice, varia, equilibrata, con pochi grassi (assunzione variata di carne, pesce, legumi, uova, verdure a foglia larga, frutta, cereali, ecc.)
È consentito anche qualche mezzo bicchiere di vino ai pasti.
È opportuno evitare cene troppo abbondanti, cibi troppo elaborati, fritti e grassi. Una dieta troppo ricca di carboidrati (zuccheri, pane, pasta, ecc.) può favorire, in soggetti già predisposti, l'insorgenza del diabete.

 



Igiene personale
Bagni e docce - si possono fare tranquillamente: è consigliabile utilizzare acqua non eccessivamente calda.
• Capelli - non vi sono controindicazioni per i lavaggi, anche frequenti. Si consiglia di evitare, soprattutto nei primi mesi di gravi- danza, permanenti e tinture le cui sostanze possono penetrare, seppure in minima quantità, nel circolo sanguigno.
• Denti: in gravidanza è molto importante una accurata igiene orale: è bene curare eventuali carie e pulire con molta attenzione i denti in modo da evitare eventuali gengiviti, facili a svilupparsi nel corso della gravidanza. L'anestesia locale non comporta alcun rischio ne per la madre ne per il figlio.
• Depilazione - sono da preferirsi i rasoi a creme e cerette: queste ultime sono da evitare nel modo più assoluto in presenza di varici.
• Creme antismagliature - esistono dubbi sulla loro reale efficacia.
• Zona genitale - durante la gravidanza si verifica un aumento delle secrezioni vaginali. Il fenomeno si manifesta sin dai primi mesi e tende ad aumentare successivamente; di norma non è accompagnato da altre complicazioni e richiede soltanto frequenti lavaggi con acqua e sapone neutro. Qualora le secrezioni fossero accompagnate da altri sintomi (bruciori, prurito, ecc.) è opportuno rivolgersi al ginecologo.
• Esposizione al sole - in linea generale non fa male. È bene tuttavia non esporsi troppo a lungo, soprattutto nell'ultimo periodo di gravidanza e per chi soffre di varici.
• Viaggi - in una gravidanza normale si possono fare tranquillamente, purché non siano scomodi, faticosi, debilitanti. Per lunghi viaggi sono da preferirsi il treno e l'aereo. Attività fisica: durante la gravidanza è importante non trascurarla. Si consigliano soprattutto passeggiate all aria aperta o l'esecuzione di determinati esercizi fisici. All'attività fisica occorre alternare il riposo.
• Attività fisica non significa sport. Lo sport, particolarmente quello agonistico, è controindicato in gravidanza.
• Attività sessuale - in linea generale in gravidanza si può condurre una normale vita sessuale. Occorre però rispettare timori e perplessità senza forzature, tenendo conto degli eventuali malesseri e paure. Se la donna avverte contrazioni dell'utero è opportuno sospendere l'attività sessuale.


Psicoprofilassi al parto


Costituisce un valido aiuto per ridurre le situazioni di ansietà ed essere più serene e preparate ad accogliere la nuova vita. Partendo dalla conoscenza di tutte le risorse del nostro organismo, il corso insegna come utilizzarle al meglio per rendere meno faticoso e quindi meno doloroso l'evento del parto. Insegna tecniche di rilassamento, di autocontrollo, di respirazione e tecniche per aiutare le spinte, ecc. Il corso più utilizzato è quello con il metodo

R.A.T. (Training Autogeno Respiratorio).Il metodo non cancella la sensazione dolorosa legata alle contrazioni uterine, ma la riduce ed aiuta la donna ad essere protagonista della nascita ed a partorire con più serenità.



 

Parto


Nel periodo che precede il parto la donna accusa, più frequentemente di sera, dolori di lieve entità localizzati prevalentemente al basso addome ed ai lombi, alcuni frequenti, altri radi, di durata di pochi secondi. 
Questo periodo può durare parecchi giorni e, a mano a mano che il tempo passa, aumentano le contrazioni dell'utero, che crescono di intensità (la donna si accorge che il ventre indurisce tutto con una sensazione dolorosa che dura pochi secondi).
Negli ultimi 15 giorni la donna avverte che il fondo dell'utero si abbassa, il respiro si fa più libero, riesce a digerire meglio; contemporaneamente avverte un maggior peso in basso con un più frequente bisogno di urinare. In tale periodo va mantenuto uno stato di tranquillità e serenità; il parto non è ancora prossimo. Il parto, di norma, avviene dopo 40 settimane di gravidanza

.
L 'avvicinarsi del momento sarà dato da segni premonitori ben precisi: 

1. la possibile fuoriuscita di perdite vaginali muco-gelatinose (tappo mucoso)
2. l'aumento della frequenza delle contrazioni uterine; diventano più ritmiche con intervalli che via via diminuiscono. Le contrazioni possono accompagnarsi a sensazioni dolorose (dolori in basso o alla schiena).
Questi sono i sintomi del «travaglio» e a questo punto è opportuno che la donna si ricoveri per partorire. Durante il travaglio di parto l'ostetrica si prende cura della madre e del bambino ascoltando regolarmente i suoi battiti cardiaci. 
Le contrazioni diventano via via più frequenti e quando il collo dell'utero (canale del parto) è completamente aperto (pronto), la donna avverte il bisogno di spingere. Normalmente il bambino viene alla luce dopo tre-cinque spinte valide. Dopo la nascita il cordone ombelicale viene pinzato e tagliato.


Dopo 10-15 minuti viene espulsa la placenta.


La nascita è ormai avvenuta ed il nuovo nato è qui; in questo tempo è stato pesato, misurato, lavato, vestito e messo nelle braccia della madre.



 

Prima di fare un figlio è importante che i futuri genitori pensino un poco alla propria salute e a quella del bambino che desiderano. Oggi è possibile conoscere in anticipo, e quindi prevenire, molti dei fattori di rischio che potrebbero poi complicare la gravidanza o rappresentare un rischio per la salute del bambino.



Prima di tutto occorre rendersi conto che una gravidanza desiderata e programmata ha meno problemi per la futura mamma e per il futuro bambino.



Quindi rendersi conto che lo sviluppo del futuro bambino comincia con il concepimento, che il giorno del concepimento è imprevedibile e che il periodo più critico per la salute dell’embrione e il benessere del futuro bambino è proprio quando la futura mamma non sa ancora di essere incinta. Ne deriva che l’atteggiamento di chi desidera una gravidanza deve essere del tutto identico a quello di una donna che è già in gravidanza, in particolare per gli stili di vita.



Convincersi che uno stile di vita corretto, basato su:

• non fumare,
• non bere bevande alcoliche,
• non usare sostanze stupefacenti,
• non assumere farmaci se non strettamente necessari,
• seguire un’alimentazione ricca di frutta e verdura e povera di grassi,
• fare un adeguato esercizio fisico,

sono tutti elementi importanti per mantenere ognuno di noi in buona salute, ma … in previsione di una gravidanza diventano assolutamente basilari e imprescindibili per prevenire alcuni possibili problemi alla futura mamma e al suo bambino.

Recarsi dal proprio Ginecologo  di fiducia e con lui valutare:

• se sia opportuno effettuare una consulenza genetica con uno specialista, nel caso in cui i futuri genitori o i parenti più stretti soffrano o abbiano sofferto di certe malattie genetiche o di certe malformazioni che possono essere trasmesse al futuro bambino
• se sia opportuno effettuare una visita medica con uno specialista, nel caso in cui la futura mamma abbia sofferto o soffra di certe malattie croniche come ad esempio il diabete, l’epilessia, le malattie della tiroide, la pressione alta, le malattie del cuore oppure abbia comunque bisogno di prendere delle medicine.
• se, nel caso in cui la futura mamma sia una fumatrice, sia opportuno recarsi presso un centro di aiuto a smettere di fumare o è sufficiente la propria volontà
• se sia opportuno seguire una particolare alimentazione, nel caso la futura mamma abbia un peso corporeo elevato per la propria statura.
Quindi è opportuno affrontare con il proprio medico di fiducia alcuni argomenti che riguardano indistintamente tutte le donne:
• Farsi prescrivere un preparato a base di acido folico: il SSN ne ha inseriti alcuni tra i farmaci essenziali e gratuiti proprio per ridurre il rischio che certe malformazioni congenite possano verificarsi nel futuro bambino.
• Valutare con il medico se sia necessario eseguire alcuni esami di laboratorio. 
(Quelli sottoelencati sono gratuiti e a carico del SSN). 

 



Per la futura mamma


- esami del sangue e delle urine 
- gruppo sanguigno e fattore Rh 
- test per la rosolia (se negativo è necessario vaccinarsi) 
- test per la varicella (se negativo è necessario vaccinarsi) 
- test per la toxoplasmosi (se negativo andranno evitati certi alimenti come la carne poco cotta e gli insaccati) 
- esame del sangue per la microcitemia (se positivo è necessaria una consulenza genetica) 
- test per la sifilide (se positivo la terapia adeguata debella la malattia) 
- test per l’HIV/AIDS (se positivo una terapia adeguata riduce il rischio di trasmettere l’infezione al futuro bambino) 
- test per l'epatite B. 

 



Per il futuro papà


- esami del sangue e delle urine 
- gruppo sanguigno e fattore Rh 
- esame del sangue per la microcitemia (se positivo è necessaria una consulenza genetica)
- test per la sifilide e l’AIDS (se positivi vanno messe in atto precauzioni per evitare il contagio)
Infine, ultima regola da seguire è andare dal proprio ginecologo di fiducia non appena la futura mamma sa di essere incinta

 

Se il bambino non arriva


È normale che passino alcuni mesi prima di riuscire a concepire un figlio. Infatti i giorni fecondi, cioè i giorni in cui la donna può rimanere incinta, sono solo due o tre al mese. Se in una coppia che ha normali rapporti sessuali, la gravidanza non si verifica entro sei mesi - un anno, può essere utile rivolgersi al ginecologo: spesso per risolvere il problema sono sufficienti alcuni consigli per individuare il periodo fecondo, oppure una semplice terapia, sia per l'uomo che per la donna, dopo alcuni esami.

 

SCREENING COMBINATO BIOCHIMICO ULTRATEST
ed ECOGRAFICO PRIMO TRIMESTRE
È un esame prenatale non invasivo, effettuabile durante il primo trimestre di gravidanza, in grado di evidenziare condizioni di rischio cromosomico del feto prima di procedere con esami invasivi come l'amiocentesi o la villocentesi.
La procedura è semplice e si basa sul combinare una ecografia ed un prelievo di sangue, effettuati tra la 11° e la 13° settimana di gravidanza.
Quali sono i vantaggi dell'Ultra-Test ?
Il test si effettua in un'epoca gestazionale precoce, con possibilità di un'eventuale successiva diagnosi prenatale con villocentesi o amniocentesi. L'esame è in grado di individuare 9 casi di Sindrome di Down su 10 e una cospicua parte dei casi di Trisomia 18. E' inoltre in grado di identificare molti altri tipi di anomalie dei cromosomi, di difetti genetici e di anomalie congenite.
IN COSA CONSISTE?
Durante il controllo ecografico viene verificata la vitalità dell'embrione e l'assenza di gravi malformazioni. Viene quindi valutata l'epoca gestazionale e misurata la translucenza nucale, (NT) una zona evidenziabile ecograficamente compresa tra la cute e la colonna cervicale del feto. Maggiore è la misura di questo spazio, maggiore è il rischio di cromosomopatie. Nel campione di sangue materno si misura invece la quantità di due sostanze denominate Free-Beta HCG e PAPP-A (plasma proteina A associata alla gravidanza), che sono presenti in tutte le gravidanze. Nella maggioranza dei casi anomali queste sostanze sono presenti in quantità alterata Il risultato del test biochimico viene combinato, attraverso un particolare software certificato dalla Fetal Medicine Foundation, con l'esame ecografico per formulare il rischio specifico per la trisomia 21 (sindrome di Down) e la trisomia 18 (sindrome di Edwards).
ATTENDIBILITÀ DELL’ESAME
Questo esame non è un test diagnostico in grado di riconoscere se il feto è malato o sano, ma fornisce la miglior stima possibile della probabilità che possa essere affetto dalle anomalie descritte sopra. Il risultato è espresso come una possibilità di avere un feto affetto su un numero più o meno grande di feti normali. Ad esempio 1 su 500,1 su 3000 o 1 su 80. Spetta alla donna e alla coppia decidere se un certo valore di rischio li induca ad affrontare altre procedure diagnostiche come il prelievo di villi o l’amniocentesi che comportano il rischio, pur piccolo, di danneggiare una gravidanza normale.
L’accuratezza di questo test può essere descritta come la capacità di identificare sostanzialmente l’80% - 85% dei feti affetti se si eseguono i dovuti esami diagnostici nei casi a rischio (il prelievo di villi coriali o l’amniocentesi). In realtà ogni coppia sceglie che cosa fare in base alla propria personale valutazione del rischio stimato, in funzione delle proprie convinzioni personali. Può essere ad esempio che una donna di 39 anni alla prima gravidanza decida di non fare diagnosi invasive se l’esame concludesse per un rischio di 1 possibilità su 200, e che invece una giovane donna di 25 anni richieda ulteriori accertamenti se la stima del rischio risultasse di 1/400.
Viceversa è molto importante capire che quando l’esame dà un risultato ottimo, ad esempio rischio uguale a 1 possibilità su 3000, questo rischio, pur bassissimo, comunque non è zero. La coppia che vuole la certezza diagnostica non deve quindi sottoporsi a questo esame, che per quanto preciso non fornisce una diagnosi, ma appunto una stima del rischio.

 

E........  quando la mamma vuole rimanere segreta

La nascita di un bambino è un evento straordinario nella vita di una donna, che incide profondamente nella sua vita concreta, emotiva, relazionale.
Non tutte le donne riescono ad accogliere la loro maternità, per una complessità di motivazioni che occorre ascoltare, comprendere e riconoscere. Durante la gravidanza, specie in situazioni di difficoltà di varia natura della madre a rispondere adeguatamente ai bisogni del bambino, è indispensabile che la donna sia seguita in maniera qualificata, per la tutela sua e del nascituro, in modo da evitare decisioni affrettate e spesso drammatiche, al momento del parto. Occorre sostenere, accompagnare, informare le donne, affinché le loro scelte siano libere e consapevolmente responsabili. E’ fondamentale la relazione della comunicazione con la donna.
In ospedale, al momento del parto, serve garantire la massima riservatezza, senza giudizi colpevolizzanti ma con interventi adeguati ed efficaci, per assicurare - anche dopo la dimissione - che il parto resti in anonimato.
La donna che non riconosce e il neonato sono i due soggetti che la legge deve tutelare, intesi come persone distinte, ognuno con specifici diritti. La legge consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’Ospedale dove è nato (DPR 396/2000, art. 30, comma 2) affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica. Il nome della madre rimane per sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto “nato da donna che non consente di essere nominata”.



Difficoltà materna e servizi disponibili



Molte regioni ed in particolare alcune città italiane, per prevenire il fenomeno dell'abbandono traumatico del neonato, hanno promosso campagne informative in proposito, potenziando i servizi a tutela della donna in difficoltà e orientando gli ospedali più specializzati a seguire il parto in anonimato. Tempestive e adeguate informazioni alla donna in gravidanza e interventi concreti in suo aiuto, di tipo sociale, economico e psicologico, permettono di garantire il diritto alla salute della gestante e del nascituro, un parto protetto nella struttura ospedaliera e la possibilità di esercitare una libera, cosciente e responsabile scelta da parte della donna, se riconoscere o meno il bambino.
L’ospedale presso il quale avviene la nascita deve dunque assicurare alla madre e al neonato la piena attuazione dei diritti sopra evidenziati, tramite i suoi operatori sanitari, socio-assistenziali e amministrativi, nella specificità delle loro professioni e competenze e nella interazione con le altre istituzioni demandate a tale tutela

 

Disposizioni di legge



Il nostro ordinamento giuridico garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile e la tutela della maternità.
Chi nasce è riconosciuto dalla nostra legge come “persona”, cui è attribuita la capacità giuridica, cioè la titolarità di diritti, anzitutto come ad ogni essere umano i diritti inviolabili della persona, il diritto all’identificazione, al nome, alla cittadinanza, alla certezza di uno status di filiazione, alla educazione e alla crescita in famiglia.
Al neonato non riconosciuto devono essere assicurati specifici interventi, secondo precisi obblighi normativi, per garantirgli la dovuta protezione, nell’attuazione dei suoi diritti fondamentali.
La dichiarazione di nascita resa entro i termini massimi di 10 giorni dalla nascita, permette la formazione dell’atto di nascita, e quindi l’identità anagrafica, l’acquisizione del nome e la cittadinanza.
Se la madre vuole restare nell’anonimato la dichiarazione di nascita è fatta dal medico o dall’ostetrica - "La dichiarazione di nascita è resa da uno dei genitori, da un procuratore speciale, ovvero dal medico o dalla ostetrica o da altra persona che ha assistito al parto, rispettando l'eventuale volontà della madre di non essere nominata" (DPR 396/2000, art. 30, comma 1)

 



L’adozione del bambino non riconosciuto



L’immediata segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni della situazione di abbandono del neonato non riconosciuto, permette l’apertura di un procedimento di adottabilità e la sollecita individuazione di un’idonea coppia adottante. Il neonato vede così garantito il diritto a crescere ed essere educato in famiglia e assume lo status di figlio legittimo dei genitori che lo hanno adottato.
Nella segnalazione e in ogni successiva comunicazione all’autorità giudiziaria devono essere omessi elementi identificativi della madre.

 



Casi particolari



La madre che ha particolari e gravi motivi che le impediscono di formalizzare il riconoscimento, può chiedere al Tribunale per i Minorenni presso il quale è aperta la procedura per la dichiarazione di adottabilità del neonato, un periodo di tempo per provvedere al riconoscimento.
In questi casi la sospensione della procedura di adottabilità può essere concessa per un periodo massimo di due mesi, nel quali la madre deve mantenere con continuità il rapporto con il bambino.
Il riconoscimento può essere fatto dal genitore che abbia compiuto 16 anni. Nel caso di madre non ancora sedicenne, impossibilitata quindi al riconoscimento, ma che voglia occuparsi del figlio, la procedura di adottabilità è sospesa anche d’ufficio sino al compimento del 16° anno, purché il minore, adeguatamente accudito, abbia un rapporto continuativo con la madre

 

Limiti al diritto di accesso delle informazioni



L’art. 28 della Legge 2001 n. 149, aderendo a un obbligo derivante dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del 1989 (art. 7) e della Convenzione de L’Aja sull’adozione internazionale del 1993 (art.30), ha introdotto anche in Italia, dopo molte polemiche, il diritto dell’adottato di accedere, a certe condizioni e con certe procedure, alle informazioni concernenti l’identità dei suoi genitori biologici.
Tuttavia, l’accesso a quelle informazioni non è consentito se l’adottato non è stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale. (art. 24 comma 7 legge 2001 n. 149 - L’accesso alle informazioni non è consentito se l’adottato non sia stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale e qualora anche uno solo dei genitori biologici abbia dichiarato di non voler essere nominato, o abbia manifestato il consenso all’adozione a condizione di rimanere anonimo.)
Pertanto, il diritto a rimanere una mamma segreta prevale su ogni altra considerazione o richiesta, e ciò deve costituire un ulteriore elemento di sicurezza per quante dovessero decidere, aiutate da un servizio competente ed attento, a partorire nell’anonimato

 

Creato da:  Dott. Roberto Frantellizzi

Data pubblicazione:   15/09/16
Data di modifica:  21/04/15
 
 

Informazioni sullo studio

Dott. Roberto Frantellizzi

Ginecologia

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