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La risonanza magnetica nucleare nell'infarto miocardico acuto: implicazioni cliniche

La risonanza magnetica nucleare nell'infarto miocardico acuto: implicazioni cliniche

La Risonanza Magnetica Cardiaca (RMC) rappresenta una metodica di imaging il cui ruolo clinico nell’ambito dell’infarto miocardico acuto si sta sempre più affermando. La RMC infatti fornisce una accurata e non invasiva valutazione della morfologia cardiaca, della contrattilità e della cinetica regionale. La multiplanarietà di cui è dotata fornisce le basi per una valutazione corretta dei volumi ventricolari, massa, frazione d’eiezione senza assunzioni geometriche, rappresentando quindi il gold standard per la valutazione della funzione sistolica biventricolare. Il protocollo completo da attuare in caso di pazienti con infarto miocardico acuto non prevede solo una valutazione morfo-funzionale mediante immagini cinetiche, bensì include sequenze T2-pesate per la valutazione dell’edema miocardico (“area a rischio”), la perfusione al primo passaggio del mezzo di contrasto, la valutazione dell’estensione della necrosi (“infarct size”), la caratterizzazione della zona peri-infartuale e del danno microvascolare. L’area della necrosi (“infarct size”), misurata dal late gadolinium-enhancement è direttamente correlata alla prognosi e predice il rimodellamento inverso post-infartuale del ventricolo sinistro; fornisce inoltre informazioni riguardo la transmuralità e quindi definisce la vitalità miocardica. Analizzando le immagini tardive dopo contrasto è possibile inoltre osservare delle zone di disomogeneo segnale tra la necrosi individuata dal late gadolinium-enhancement ed il miocardio vitale: la presenza ed estensione di questa zona di “eterogeneità tissutale” sembra correlata con la prognosi ed in particolare legata alle potenzialità pro-aritmiche di queste aree miocardiche. Un ultimo aspetto valutabile mediante la RMC è rappresentato dalla sua capacità di identificare le aree di danno microvascolare. Nell’ambito delle aree di necrosi è possibile infatti riscontrare delle aree a basso segnale, cioè nere (“hypoenhancement”), la cui presenza è correlata inversamente alla prognosi ed al rimodellamento inverso del ventricolo sinistro.


Creato da:  dott. Leonardo Di Ascenzo, MD, PhD

Data pubblicazione:   28/04/16
Data di modifica:  09/06/12
 
 

Informazioni sullo studio

dott. Leonardo Di Ascenzo, MD, PhD

Cardiologia

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