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Miscellanea

L'ipertensione arteriosa

L'ipertensione arteriosa

 Alcune cose preliminari da conoscere in caso di diagnosi di ipertensione arteriosa. 


Cos’è l’ipertensione arteriosa?

L’ipertensione arteriosa è una condizione morbosa (ovvero non fisiologica) nella quale i valori della pressione arteriosa sono persistentemente superiori ad alcuni livelli soglia, definiti di normalità, sulla base di ampi studi effettuati sulla popolazione sana di diverse età e di diverse parti del mondo.

La pressione arteriosa aumenta fisiologicamente in caso di sforzi fisici e/o di emozioni ma quando si mantiene elevata anche in condizioni basali (ovvero di riposo e tranquillità emotiva) allora ci si viene a trovare in una condizione patologica, da diagnosticare, trattare e sicuramente da non sottovalutare.

L’ipertensione arteriosa, quando non trattata adeguatamente, diviene un Fattore di Rischio Cardiovascolare in grado di sviluppare complicanze quali l’aterosclerosi polidistrettuale, che clinicamente può manifestarsi con angina pectoris e/o infarto miocardico, ictus cerebrale o ancora claudicatio degli arti inferiori (difficoltà nella marcia per dolori muscolari da sforzo).

 

Quali sono le cause più comuni di ipertensione?

Nella più gran parte dei casi non vi sono delle cause precise e riconoscibili a determinare l’Ipertensione arteriosa, che si definirà allora essenziale o primaria. Questa forma può avere un carattere familiare ed aumenta in incidenza all’aumentare dell’età.

In casi più rari (solo il 5 %) l’ipertensione può essere secondaria ad esempio a stenosi delle arterie renali, ad insufficienza renale da malattia primitiva del rene, ad obesità quando questa viri verso la Sindrome Metabolica, a feocromocitoma, sindrome di Cushing o iperaldosteronismo (malattie della ghiandola surrenalica) o ancora alla gravidanza piuttosto che ad un abuso alimentare di sale e/o di liquirizia.

 

Quali sono i valori soglia (per l’uomo e per la donna, se differenti) di pressione minima e massima, oltre i quali si definisce l’ipertensione?

Non vi sono differenze attuali tra uomo e donna per i valori di pressione arteriosa giudicati normali; sebbene non sia da escludere che lo svilupparsi della medicina di genere metta in evidenza diversità tra i due sessi.

 

Di seguito riporto la Classificazione suggerita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e basata sui livelli della pressione arteriosa nei soggetti adulti di età uguale o superiore a 18 anni.

 

Categoria

Pressione arteriosa in mm Hg

Sistolica

Diastolica

Ottimale

< 120

< 80

Normale

< 130

< 85

Normale – alta

130 – 139

85 – 89

Ipertensione borderline

140 – 149

90 – 94

Ipertensione lieve

150 – 159

95 – 99

Ipertensione moderata

160 – 179

100 - 109

Ipertensione grave

≥180

≥110

Ipertensione sistolica isolata borderline

140 - 149

< 90

Ipertensione sistolica isolata

≥150

< 90

 

Quali sono i sintomi che può avvertire il paziente iperteso?

Non ci sono dei sintomi specifici che consentano di porre diagnosi di ipertensione arteriosa ma piuttosto ci sono un corteo di segni e sintomi, che possono essere valorizzati quando valutati complessivamente e confermati da una o più misurazioni della pressione arteriosa.

Il sintomo più frequente lamentato dai pazienti nei quali si ponga una prima diagnosi di ipertensione è rappresentato dalla comparsa di frequenti mal di testa dei quali prima non si era mai sofferto.

Altri, soprattutto le donne, possono lamentare episodi di grande calore al volto associato alla sensazione che il cuore batta con maggior forza (come dei battiti a colpo di cannone).

Altri ancora possono lamentare la comparsa di mancanza di respiro via via più importante anche per sforzi fisici che fino a qualche tempo prima si affrontavano senza alcun sintomo anomalo.

In altri pazienti l’ipertensione arteriosa può essere diagnosticata dopo una crisi ipertensiva con scompenso cardiaco acuto caratterizzato da una grave ed improvvisa mancanza di respiro tale da doversi rivolgere al Pronto Soccorso con urgenza.

Tuttavia direi che la più gran parte delle persone, giunte ad un’età intermedia, diagnosticano casualmente valori di pressione elevati magari in occasione di un controllo periodico dal proprio Medico di Medicina Generale piuttosto che ad una Visita di Medicina del Lavoro piuttosto che semplicemente fermandosi in una farmacia.

 

Posta la diagnosi, si inizia subito una terapia farmacologica oppure si tenta prima con la correzione dello stile di vita (dieta, esercizio)?

Anzitutto va valutato il grado di ipertensione arteriosa e l’età del soggetto nel quale viene diagnostica.

Quando ci si trovi di fronte ad un giovane prima di avviare qualunque terapia è opportuno escludere le cause secondarie di ipertensione arteriosa sopra elencante.

Quando invece ci si trovi di fronte ad una persona di mezza età e si sia in una condizione di ipertensione “borderline” effettivamente il primo provvedimento da suggerire è la modifica dello stile di vita nel senso di:

-         ridurre l’assunzione di sale da cucina (mai aggiungere sale ai cibi dopo la cottura),

-         aumentare la propria attività fisica portandola ad almeno tre volte la settimana per circa 45 minuti con intensità intermedia,

-         ridurre il peso corporeo con dieta ed esercizio fisico in caso di soprappeso e/o di obesità.

Difficilmente in gradi più elevati di ipertensione è sufficiente l’adozione di un nuovo stile di vita più sano per controllare i valori pressori ma sarà necessario iniziare un’adeguata terapia farmacologica, sotto attenta sorveglianza medica, previa esecuzione di qualche esame ematochimico per valutare la funzione renale e la ionemia di base.

 

In quale momento della malattia diventa obbligatorio il ricorso ai farmaci?

L’ipertensione arteriosa va trattata fin dal momento della sua diagnosi.

Non ci si dovrà stupire se saranno necessari alcuni “tentativi” terapeutici prima di trovare la terapia più efficace e meglio tollerata dal paziente e nemmeno se saranno necessari più farmaci a diversa azione, tra i molti che oggi, fortunatamente, abbiamo a disposizione.

Non ci si dovrà nemmeno stupire se nel corso della propria vita la terapia ipotensivizzante subirà progressive variazioni ed adeguamenti.

 

Dall’ipertensione si può guarire?

L’ipertensione può essere oggi ottimamente curata (in quasi tutti i casi), si potranno così evitare le complicanze cardiovascolari maggiori ma in senso stretto dall’ipertensione arteriosa (tranne i rari casi in cui essa non sia secondaria – vedi sopra) non si guarisce.

 

Perché è importante continuare a curarsi anche quando i valori pressori sono rientrati nella norma?

I valori pressori in caso di ipertensione arteriosa essenziale rientrano nella normalità solo per effetto della terapia farmacologica.

Può essere che d’estate, per effetto della vasodilatazione e della sudorazione, ci sia la necessità di ridurre la terapia ipotensivizzante ma essa non può mai essere sospesa totalmente.

Un’eventuale sospensione può addirittura causare un effetto di ricomparsa di ipertensione ancora più grave e più sintomatica.

 

Da ricordare quindi: la terapia ipotensivizzante può essere modificata o rimodulata ma non va mai sospesa, se non in situazioni ben precise valutate e stabilite da un medico.

 

L’ipertensione si può prevenire?

Per onestà bisogna dire che non è possibile prevenire in modo assoluto ed in senso stretto l’ipertensione arteriosa.

Certamente però uno stile di vita sano può aiutare a veder comparire l’ipertensione, in persone predisposte, più tardivamente negli anni, guadagnando così in termini di qualità di vita.

Alcuni accorgimenti come la riduzione del sale da cucina fin da bambini, il mantenersi normo-peso anche svolgendo regolare attività fisica sono comportamenti virtuosi e premianti nel tempo soprattutto in termini di rischio cardiovascolare globale.

Creato da:  Dott. Leonardo Di Ascenzo, MD, PhD

Data pubblicazione:   12/08/15
Data di modifica:  07/04/11
 
 

Informazioni sullo studio

Dott. Leonardo Di Ascenzo, MD, PhD

Cardiologia

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