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Dr. Massimiliano Bellisario - Medico di Famiglia

Una mela al giorno...

Tabacco, alcol, sostanze stupefacenti

Sigaretta elettronica: fa male?

Sigaretta elettronica: fa male?

Sono il fenomeno del momento: le sigarette che ti permettono di fumare ovunque, anche nei locali pubblici. Perché non bruciano e non puzzano, ma emettono vapore. E promettono di essere salutari: ma chi le commercializza dice la verità?

Sono arrivate in Italia nel 2010 ma solamente nel corso del 2012 il loro mercato è esploso, vedendo la nascita di molteplici rivenditori monomarca in ogni città: sono le sigarette elettroniche.

 

 

Come funziona la sigaretta elettronica?

 

Come dice il nome è un dispositivo elettronico, dall'estetica del tutto simile ad una sigaretta classica, dotato di circuito elettrico a batteria che fa funzionare un vaporizzatore: lo stesso si attiva grazie ad un sensore di pressione, attivato dall'inalazione attraverso il filtro, e in questo modo riscalda una soluzione liquida contenuta in una cartuccia, costituita essenzialmente da acqua, glicole propilenico, glicerolo, aromi e nicotina (dove presente); contemporaneamente viene acceso un led all'estremità della sigaretta dando l'illusione della combustione.

 

 

Cosa viene inalato?

 

I costruttori assicurano che viene inalato solo vapore, quindi privo delle sostanze cancerogene prodotte nella combustione (come il monossido di carbonio, il benzopirene, gli idrocarburi policiclici aromatici). L'effetto "fumo" è dato dal glicole propilenico, che viene usato allo stesso modo nelle macchine da fumo teatrali o cinematografiche.

 

 

Che effetti ha?

 

Se la cartuccia montata contiene nicotina, il fumatore percepisce (o almeno dovrebbe) gli stessi rinforzi positivi della sigaretta classica. Trovare però la giusta concentrazione di nicotina che dia gli stessi effetti di una sigaretta normale è difficile e varia da persona a persona. Si può correre il rischio di avvelenamento da nicotina perché alcune sigarette rendono disponibile ad ogni inalazione molta più nicotina di quanto lo faccia una sigaretta classica, associato al fatto che le informazioni al consumatore da parte dei produttori non sono molto chiare al riguardo e la legislazione è ancora molto "fumosa".

 

 

Sono sicure?

 

Non lo sappiamo. Sono state introdotte da troppo poco tempo e, secondo me, il gioco non vale la candela. Se si vuole smettere di fumare, a mio modesto parere è meglio utilizzare i presidi farmacologici ormai collaudati e con alle spalle anni di sperimentazione clinica. Io stesso ho argomentato la mia tesi di specializzazione sulla disassuefazione al fumo e so che le armi che abbiamo sono molte: una sola cosa conta comunque, ed è la forza di volontà. Se uno ha deciso di smettere di fumare lo fa anche senza sigaretta elettronica, come si è sempre fatto. Acquistando questi oggetti si vuole apparire "cool", al passo con i tempi e nascondere la pigrizia di non voler smettere realmente.

Il discorso è: non sappiamo quali conseguenze porta l'inalare questi vapori a lungo termine. Solitamente i problemi derivati dall'uso di un qualcosa di non testato su larga scala si manifestano da 10 a 30 anni. Negli anni '70 si usava coibentare le abitazioni con le fibre di amianto, che risultavano isolanti più di ogni altro materiale e si sono diffuse a macchia d'olio per la loro versatilità: 30 anni dopo chi ci ha lavorato ha cominciato ad ammalarsi di mesotelioma, un tumore fino ad allora praticamente sconosciuto. Già con il fumo normale la mortalità è di 90mila persone all'anno solo in Italia. Vogliamo correre anche il rischio di aggiungere altri numeri tra qualche anno, magari per qualche nuova patologia?

 

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (e successivamente anche il nostro Istituto Superiore di Sanità) si è espressa dichiarando che non esistono al momento studi sull'efficacia e sulla sicurezza di tali sigarette elettroniche, e che i dati in nostro possesso sono quindi insufficienti per escludere effetti dannosi per la salute. Sono state già vietate in Australia, Canada, Norvegia, Brasile, Thailandia, Uruguay, Singapore, Turchia e persino dove le hanno inventate nel 2003, in Cina (che però continua ad esportarle). Negli Stati Uniti sono considerate dispositivi medici e necessitano di ricetta per l'acquisto: ciò presuppone che il medico abbia già valutato la situazione clinica e non abbia visto altre soluzioni. In Italia invece non c'è regolamentazione, la vendita è libera e l'unica preclusione è quella dell'età, che deve essere maggiore di 16 anni.

 

 

Perché lo Stato cerca di dissuadere dalla sigaretta elettronica e invece non vieta le sigarette classiche?

 

Non c'è una risposta certa a questa domanda, ma io mi sono fatto un'idea: proprio per una questione di costi. Anche vietando le sigarette la gente continuerà a fumare, perché esiste il fenomeno del contrabbando. Questo porterà la gente ad ammalarsi con la stessa frequenza, ma allo Stato mancheranno buona parte dei soldi per curare queste persone. Il nostro Sistema Sanitario Nazionale brucia ogni anno per i danni da fumo l'astronomica cifra di 8 MILIARDI di Euro. Dalla vendita del tabacco invece guadagna solo 10 milioni di euro: poco in confronto, ma comunque si tratta di un'entrata che fa comodo all'Erario. Paradossalmente lo Stato spende molto di più per curare le persone di quanto ne guadagni dalla vendita di questo strumento di morte: quindi forse dobbiamo interrogarci su chi contribuisce all'attuale dissesto sanitario. Sicuramente i fumatori sono in parte colpevoli: la prossima volta che andate in ospedale per un controllo e vi lamentate per la lunga attesa, e magari andate fuori a fumare una sigaretta, ponetevi qualche domanda. Forse con 8 MILIARDI di Euro in più a disposizione le cose funzionerebbero un pochino meglio.

 

 

Voglio smettere di fumare: cosa mi consigli?

 

Se veramente vuoi smettere di fumare, se davvero ne hai la forza di volontà, non hai bisogno di altro. Gli aiuti psicologici o farmacologici che può darti il tuo medico o il centro Anti Fumo servono solo se la tua dipendenza è molto forte e tu non sei certo di farcela. Ricordati che sei sempre dipendente da una sostanza, la nicotina, e passando alla sigaretta elettronica non fai altro che "sostituire" il metodo di assunzione. Certo, ne potrai trarre un vantaggio in termini di "odore", ma sempre dipendente resti. Se fumavi, poi sei passato alla sigaretta elettronica ed ora ti senti soddisfatto, interrogati. In realtà non hai smesso, hai solo cambiato tipo di abitudine: è brutto da dire, ma sei ancora schiavo di quell'alcaloide stupefacente che ti aumenta la pressione e la frequenza cardiaca e che fa rilasciare al cervello la dopamina, il neurotrasmettitore del "piacere". Forse è il caso di ottenere questo "piacere" liberando la dopamina in modi più naturali e più salutari: leggendo un buon libro, ascoltando una canzone, baciando la persona che si ama.

 

 

Non chiedetevi se la sigaretta elettronica fa bene o fa male. Chiedetevi perché fumate. Quando avrete la risposta, pensate a risolvere quel motivo, e successivamente vi passerà la voglia di fumare. Sigaretta elettronica o normale che sia. E non vergognatevi a chiedere aiuto se non ci riuscite: la sigaretta elettronica piace proprio perché vi permette di cambiare abitudine con l'illusione di riuscirci da soli. In realtà avete solo cambiato fornitore di vizi.

 

Se vuoi un consiglio personalizzato, contattami. Cercherò di rispondere alle tue domande.

Data pubblicazione:   21/02/13

Creato da:  Dott. Massimiliano Bellisario

 
 

Informazioni sullo studio

Dott. Massimiliano Bellisario

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